Napoli brucia!! (foto di David De La Cruz)

di ilcorsarobianco

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Ho da poco terminato la lettura di una raccolta di articoli di Giorgio Bocca su Napoli, che s’intitola Napoli siamo noi. Il saggio è pubblicato da Feltrinelli nella Serie bianca nel 2006 e già allora creò molte polemiche. Ho visto come Ermanno Rea e Raffaele La Capria, con toni un po’ diversi, si sono opposti alla lettura della città fatta da Bocca e, grossomodo, condivido la sostanza delle critiche mosse dagli autori napoletani.

Negli articoli, infatti, appare un certo antropologismo spicciolo, un tentativo di giustificazione mitologica dei problemi cittadini stucchevole, che va ad oscurare quanto di buono il saggio mostra, cioè la collezione dei problemi reali e atavici che attanagliano Napoli. _ULT5077

Scorrendo le pagine del testo ho avuto come l’impressione che Bocca volesse restituire al lettore un’immagine proporzionata della città, dedicando tanto spazio ai problemi quanto questi (pre-)occupassero la città. Chiudendo l’ultima pagina e tirando un rapido bilancio, appaiono due problemi principali: la camorra e la chiusura dell’Italsider di Bagnoli.

Questi due problemi, questi due flagelli che colpiscono Napoli, hanno una sintesi simbolicamente molto potente: il rogo di Città della Scienza.

Il progetto di Città della Scienza nasce nell’area dell’ex grande acciaieria e fin dall’inizio ha due obiettivi: la valorizzazione di una cultura tecnico/scientifica, risarcimento minimo per quanto -con grosse responsabilità- era stato sottratto alla città, e presidio contro la camorra su un territorio che fa gola a molti.

Giorgio Bocca non visse a lungo per vedere le fiamme avvolgere la Città della Scienza il 4 marzo 2013, ma ad un certo punto nel saggio, nell’articolo intitolato Vietato non toccare vengono espresse tutte le ragioni di quel incendio in modo lucidissimo, chiaro, incontrovertibile, profetico. Giorgio Bocca e il professor Silvestrini, da lui intervistato, ci dico con quasi dieci anni di anticipo come e perché la Città della Scienza verrà distrutta, chi saranno gli artefici di questa ennesima umiliazione per i napoletani.

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Dice il professore: “L’idea è di promuovere il sapere scientifico come materia prima, come la via moderna al rilancio dell’economia. Ho trovato un motto per la mia iniziativa: ‘Vietato non toccare’. Vogliamo che i giovani che visitano la nostra città tocchino con mano, capiscano, ci conoscano. Abbiamo comprato la struttura industriale e ospitiamo le imprese nel periodo dell’incubazione. La camorra sta fuori Città della scienza, perché sta fuori dai territori presidiati e il nostro lo è. Dopo quattro anni d’incubazione le imprese devono andarsene, devono camminare sulle loro gambe. Ci occupiamo di progetti europei, nazionali, regionali, partecipiamo a bandi, alle gare. Noi osserviamo le regole e la camorra guadagna solo dove può violarle. Il segreto del nostro successo è questo: facciamo quello che la camorra non sa fare o che non le interessa, stiamo in una legalità che non consente degli utili giganteschi che vuole la delinquenza. Dicono che siamo piccoli, una goccia nel mare del degrado urbano. Noi pensiamo che il nostro sia un centro da cui pilotare la trasformazione di un pezzo di città. Abbiamo avuto settantamila visitatori a una nostra mostra. Di notte l’area di Bagnoli è in un buio pesto, ma sulla nostra città splendono le luci. Attualmente ospitiamo quaranta imprese con una media di dieci dipendenti ciascuna. […] I tecnocrati non hanno capito che chiudendo l’Italsider senza sostituirla veniva meno il riferimento della modernità, si faceva della camorra l’unica impresa, l’unica offerta di lavoro. Il vero grande progetto di questi tempi è la ristrutturazione ecologica della civiltà industriale. E per farla l’unica strada è potenziale il sapere scientifico cui ha accesso solo una minoranza”.

Il giorno in cui l’incendio divampò era lunedì, il giorno di chiusura.

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